Acri

Da Wikicalabria.

Indice

Acri (immagine)

Immagine:Acri8.jpg

Dati

Quasi ventimila abitanti

CAP 87041

Prefisso Telefonico 0984

Codice Istat 078003

Codice Catastale A053

Santo Patrono :Beato Angelo festeggiato il 30 ottobre

Suggerimento: visitate il giornale on line http://www.arbitalia.it - Tutto sull'Arberia.

Suggerimento: visitate il giornale on line http://IonioNotizie.it, ci sono tante informazioni in tempo reale sugli avvenimenti calabresi



Acri è un comune in provincia di Cosenza, ai piedi della Sila. Oggi si presenta come un’unione tra il vecchio ed il nuovo, infatti, le costruzioni nuove si addossano alle costruzioni antiche, ai luoghi di culto, senza rovinarne l'estetica del centro storico. La cittadina ebbe un ruolo anche in numerose vicende legate al processo di unificazione d'Italia. La visita turistica ad Acri può iniziare dai ruderi del Castello Feudale, un complesso fortificato quattrocentesco sorto nella zona della Rocca dei Bruzi, e dalla Torre Civica. I palazzi più importanti sono tre: Palazzo Dodaro della prima metà del 1800, Palazzo Sprovieri, della seconda metà del 1700 e Palazzo Feraudo, della prima metà del 1800. Il territorio di Acri si presta a numerosissime colture agricole che vanno dall'ulivo al castagno, al pino, al melo, al pero, alla patata che è il maggior prodotto silano. Ma i prodotti maggiori, sono soprattutto il caciocavallo Silano, la pancetta di Calabria e la salsiccia di Calabria.

La storia di Acri

Recenti ritrovamenti archeologici permettono di far risalire l'origine dei primi insediamenti urbani nel territorio di Acri all'Età del Bronzo, o quantomeno all'epoca precedente la colonizzazione ellenica del Meridione. Controverso è, tuttavia, se Acri sia identificabile con le più tarde, antiche città greche di Acheruntia o di Pandosia. Edificata su colli impervi, in prossimità del confine orientale dell'altipiano della Sila, Acri, al pari di molte località montane italiane, ha lungamente sofferto delle cattive comunicazioni con i principali centri delle zone di pianura. Questa condizione di millenario isolamento, interrottasi definitivamente soltanto con l'avvento del trasporto su rotaia prima, poi dell'automobile, ha relegato Acri in un ruolo di secondo piano nella vita politica ed amministrativa della regione circostante, malgrado il numero elevato di abitanti e la ricchezza ed ampiezza del territorio silano, ricco di legname e di risorse minerarie. Per tale ragione, la storiografia ha trattato di Acri solo marginalmente ed in rare occasioni. La principale di esse è rappresentata dalle guerre dinastiche, di successione, dalle congiure e rivolte,che insanguinarono il Regno di Napoli per oltre un secolo, dalla fine del trecento agli inizi del cinquecento, e segnarono la fine della sua autonomia ed indipendenza politica col passaggio dalla dinastia angioina a quella aragonese, e, successivamente, a quella asburgica. Con riferimento a tale, travagliato periodo, Acri viene menzionata dal celebre storico ed umanista Giovanni Pontano nella sua opera in sei libri, scritta in latino, "De Bello Neapolitano", che narra della guerra combattuta tra il 1458 ed il 1465 tra re Ferrante I, della dinastia aragonese, ed alcuni potenti feudatari che gli si erano ribellati, fautori del partito angioino. Pontano narra dell'assedio di Acri, avvenuto tra il 1461 ed il 1462, da parte delle truppe aragonesi comandate da Tommaso (Maso) Barrese. Questi, dopo aver occupato facilmente la vicina città di Bisignano, scarsamente difendibile per via della sua posizione prossima alla pianura della Valle del Crati, si era diretto alla volta di Acri, nella cui rocca, eretta sulla sommità del ripido colle di Padia, si era rifugiato il capitano angioino Battista Grimaldi. Prima della diffusione dell'uso delle artiglierie, un castello come quello di Acri costituiva, per milizie e bande scarsamente dotate di macchine ossidionali, composte da un'alta aliquota di cavalleria e da un numero limitato di fanti, un ostacolo difficilmente superabile se non a prezzo di un assedio molto lungo, essenzialmente basato sul blocco e la successiva presa per inedia e sfinimento degli avversari. Pontano racconta, tuttavia, come Barrese sia riuscito ad avere la meglio sui difensori in tempi brevissimi, grazie alla conoscenza dei luoghi da parte di un fuoriuscito, tal Milano o Melano, che guidò gli aragonesi, nottetempo, a sopraffare un posto di guardia tenuto da un certo Gatto, comandante di una "centuria" degli assediati. Alla cruenta lotta nel buio, nel corso della quale Grimaldi ed i suoi si diedero alla fuga, abbandonando i cittadini acresi al massacro, fece seguito il supplizio di Niccolò di Chiancioffo o Ciancioffo, notabile locale, che il Barrese fece segare in due. Dobbiamo, forse, proprio a questo esempio di particolare crudeltà, se il grande storico delle guerre napoletane si sia soffermato sull'assedio di Acri, episodio, tutto sommato, minore, tra quelli che hanno caratterizzato le lotte civili quattrocentesche nel Regno di Napoli. È, peraltro, utile ricordare che il fratello di Maso Barrese, Giovanni, appena pochi mesi prima del supplizio inferto a Chiancioffo, era stato altrettanto crudelmente ucciso dai fautori del partito angioino sulla piazza della cattedrale di Cosenza. L'esecuzione di Chiancioffo avvenne, quindi, per ritorsione, secondo lo schema di vendette e rappresaglie tipico delle guerre civili. Dopo l'esecuzione di Chiancioffo e la cacciata degli angioini, Acri passò sotto il controllo del partito aragonese, localmente capeggiato dai fratelli Carlo, Troiano, Placido e Sebastiano Salvidio, esponenti di una famiglia acrese di rilievo. Costoro, a seguito dell'invasione del Regno di Napoli da parte di Carlo VIII (come si evince dai privilegi loro concessi da re Federico d'Aragona, nel 1497) si erano posti al seguito di Consalvo di Cordova, capitano generale dell'esercito aragonese. Dopo avere per qualche tempo presidiato Cerchiara e Casal Nuovo, i Salvidio, all'avanzare dei francesi, si chiusero nella rocca di Acri. L'assedio avvenne nel 1496 e fu di breve durata, perché le truppe di Carlo VIII disponevano di artiglieria. Catturati, Carlo e Troiano vennero gettati in prigione, donde uscirono solo al ritirarsi delle truppe francesi, di lì a qualche mese. Sebastiano e Placido furono uccisi. Stando al cronachista locale, Raffaele Capalbo, che scrive dell'episodio ai primi del XX secolo con una prosa confusa e priva di riferimenti precisi, i loro corpi, smembrati, sarebbero stati posti a marcire nel letame. Dopo questo episodio, Acri ripiomba nell'oblio da parte della storiografia maggiore. La città diede i natali al Beato Angelo d'Acri, al quale è intitolata la Basilica che si erge nell'antico rione dei Cappuccini, dall'ordine dei frati che abitano nel contiguo convento. Fu la patria dello scrittore Vincenzo Padula, conosciuto come il "prete rosso", uomo di cultura e autore di opere in vernacolo e in italiano, e fu il luogo da cui partì Gianbattista Falcone, eroe scomparso nella battaglia di Sapri; fu la patria dei fratelli Sprovieri: Vincenzo, patriota ed eroe garibaldino, con il grado di colonnello, fu poi senatore del regno, prese parte ai moti del 1847-48 e seguì Garibaldi nel 1862, fu comandante in Trentino del 6° Reggimento Volontari; Francesco fu deputato, senatore a vita e giurista dal 1819-1874. Fra i vari personaggi illustri della città, spicca Vincenzo Julia Acri (1838-1894), poeta, filosofo e letterato: si ispirò a Ferdinando Balsamo (suo zio), di educazione religiosa e iniziato agli studi di giurisprudenza. Vincenzo, di idee liberali, fu sospettato di cospirazione antiborbonica, fu amico di Giovan Battista Falcone, e fece parte del "Vernacolo Di Acri" nel 1808. Fu la patria del "Venerabile" Monsignor Francesco Maria Greco (1857-1931) e della "Serva di Dio" Suor Maria Teresa De Vincenti (1872-1936), fondatori dell'ordine religioso Suore Piccole Operaie dei Sacri cuori di Gesù e Maria e dello scrittore, critico letterario,attore, Vincenzo Talarico.

Il Brigantaggio in Acri (Da Wikipedia)

L'incursione della banda Jaccapitta

Nel 1806 Acri dovette subire l'incursione di una selvaggia orda di briganti che, intenzionati a dirigersi verso la vicina Bisignano, si fermarono in città. Si trattava di un gruppo forte di ben tremila uomini che, al seguito di Jacapitta, erano discesi con l'intenzione di distruggere la città di Bisignano, provenendo perlopiù dalle selve cosentine e dai casali intorno Cosenza. Depredata Acri, e macchiatisi di terribili atti di crudeltà, si diressero verso la loro meta. Ma giunti nei pressi di S.Domenico di Bisignano, si ritrovarono fra due fuochi: le forze del Bagnanich e quelle del Benincasa, appoggiate da tutta la popolazione, comprese alcune donne spinte dall'esempio di donna Rachele Benincasa che si schierò al fianco del fratrello Giuseppe. Si ritirarono così verso i monti acresi. Il Misasi così descrisse nel Giornale d'Italia il 3 ottobre 1909: «Così la nobile città di Bisignano si coprì di gloria, così come quando scese nei piedi del Crati ed arrestare col suo valore la furia dell'esercito dei Saraceni», rifacendosi a una sollevazione in armi (secoli X-XI) dei bisignanensi e degli acresi grazie ai cui eserciti - scrive sempre il Misasi - «i quali si sollevarono in armi contro i Saraceni, facendo argine alla loro invasione, questi non avrebbero proceduto oltre alla conquista dell'Italia!». Gli esuli acresi Vincenzo Astorino, Luigi Sprovieri, Filiberto Parvolo, che con le loro famiglie avevano trovato riparo ed ospitalità in Bisignano, sotto la scorta armata del distaccamento di Bisignano, partirono alla volta di Cosenza per informare le autorità dei luttuosi eventi nella loro disgraziata terra. Il 30 agosto parti il generale Verdier al comando di un distaccamento di 1500 uomini, a cui si affiancò la guarnigione di Bisignano. Il generale Verdier decretò l'assedio e la distruzione della città, il cannoneggiamento iniziò dal monte di Serravuda, verso i quartieri di Padia e di San Pietro, ma la catastrofe fu scongiurata grazie al provvidenziale intervento del comandante Giacomo Berlingieri e di altri acresi che, al seguito del generale Verdier, militavano nelle armate napoleoniche. Alcuni briganti, confusi nella enorme folla degli acresi, furono individuati, catturati e giustiziati per impiccagione dal Generale Verdier nella piazza antistante la chiesa di San Domenico in Acri. I briganti Tommaso Padula, Domenico Ofrias e Jaccapitta nascostisi nelle campagne circostanti, furono scovati e giustiziati dalla compagnia di Bisignano, nel luogo chiamato "Largo dell'Olmo". Il Padula e l'Ofrias furono squartati e spaccati a metà, quindi caricati su due asini e portati ad Acri i lombi dove i briganti avevano saccheggiato e barbaramente ucciso molti cittadini. Ad Acri, in catene, fece il suo ingresso Jacapitta, il feroce brutale e sanguinario brigante che aveva crudelmente infierito contro i corpi martoriati delle vittime di Acri, macchiandosi perfino di efferati atti di cannibalismo... Legato e trascinato nella piazza,(oggi piazza Monumento,dedicata a Gianbattista Falcone) fu posto in mezzo a quattro roghi. Il Jaccapitta, imprecando e bestemmiando, saltava dall'uno all'altro rogo, tentando di sottrarsi al supplizio, mentre gli astanti lo colpivano alle gambe con delle scoppiettate. Stremato, alla fine, con un grido selvaggio s'accasciò tra le fiamme che lo ridussero in cenere. (Capalbo. Memorie Storiche di Acri - Rosario Curia, Bisignano). La banda di Re Coremme Nell'agosto dello stesso anno, scendendo dalle montagne di Acri, tentò di impossessarsi di Bisignano il capo brigante Antonio Santoro detto Re Coremme. Era un contadino analfabeta, ma scaltro ed estremamente coraggioso. Cessata la resistenza borbonica in Calabria, aveva organizzato una formidabile banda con la quale intendeva continuare, a modo suo, la guerra ai francesi, in nome del re legittimo Ferdinando di Borbone che da Palermo lo aveva nominato tenente colonnello. Il Santoro, come primo atto della campagna militare, occupò Longobucco, il suo paese natale, e ne fece la sua roccaforte, autoproclamandosi Re Coremme. Assaltata Acri durante la notte e piegati gli amministratori alla sua volontà, si mosse da questa nuova base per seminare morte e terrore e sbaragliare i suoi nemici "i rivoluzionari antiborbonici", fiancheggiatori dei francesi. Per conquistarsi lo sbocco al mare, progettò la presa di Rossano e Corigliano, all'epoca, insieme ad Acri, le città più popolose del cosentino. Nel suo tentativo fu colto di sorpresa dalle truppe del generale Verdier che riuscirono a disperderne la banda. Il Santoro, ormai in precipitosa fuga, perduto ogni contatto col grosso dei suoi uomini, si imbatté, nei pressi di Pagliaspito, dalla squadra civica di Santa Sofia d'Epiro comandata da Giorgio Ferriolo. Era il 13 agosto 1806 e Santoro fu catturato, insieme al suo piccolo stato maggiore, composto dal fratello e da alcuni uomini fidati. Rinchiuso in una celletta isolata, il Santoro riuscì ad evadere, raggiungendo nottetempo Acri. Intanto, quello stesso giorno, il fratello ed altri quattro briganti, rimasti in carcere, per evitare altre evasioni, furono condotti sotto buona scorta a Bisignano dove furono giustiziati. La notizia dell'esecuzione scatenò la rabbia estrema del Santoro che si decise ad infliggere la sua feroce vendetta ai paesi di Santa Sofia D'Epiro e Bisignano. Riorganizzata la sua banda, il 18 agosto si risolse a marciare su Santa Sofia, seminando morte e distruzione. Vittima illustre del suo sterminio fu il Vescovo Francesco Bugliari rettore del collegio Italo-Albanese.

Amministrazione

Sindaco

Prof. Elio COSCHIGNANO Telefono: 0984 - 95.32.17 email sindaco@comune.acri.cs.it</br>

Presidente delConsiglio

Dott. Giacomo COZZOLINO (Democratici di Sinistra)</br>

Assessori

Prof. Mario Antonio Bonacci

Avv. Giuseppe Capalbo

Dott.Gianluca Coschignano


Dott.Francesco Falco


Dott. Amedeo Gabriele(medico)


Dott. Francesco Monaco

Avv.Vincenzo Oliva

Consiglieri Comunali:

Pino CAPALBO

Coalizione: Democratici di Sinistra Schieramento: Maggioranza

Giuseppe LUPINACCI

Coalizione: Democratici di Sinistra Schieramento: Maggioranza


Maria Rosaria PADULA

Coalizione: Democratici di Sinistra Schieramento: Maggioranza


Tommaso BOMPAROLA

Coalizione: Democratici di Sinistra Schieramento: Maggioranza


Mario FUSARO

Coalizione: Democratici di Sinistra Schieramento: Maggioranza


Angelo BRUNO

Coalizione: Ulivo per Acri Schieramento: Maggioranza


Alberto VUONO Coalizione: Ulivo per Acri Schieramento: Maggioranza


Antonio MORRONE

Coalizione: Comunisti Italiani Schieramento: Maggioranza


Walter MANES

Coalizione: Socialisti Democratici Italiani Schieramento: Maggioranza


Pietro PETTINATO

Coalizione: Rifondazione Comunista Schieramento: Maggioranza


Luigi CAVALLOTTI

Coalizione: Unione Democratici Cristiani Schieramento: Opposizione

Angelo GENCARELLI

Coalizione: Unione Democratici Cristiani Schieramento: Opposizione

Farraele Luca DE VINCENTI

Coalizione: Unione Democratici Cristiani Schieramento: Opposizione


Nicola TENUTA

Coalizione: Forza Italia Schieramento: Opposizione


Cosimo MANFREDI

Coalizione: Forza Italia Schieramento: Opposizione

Angelo GENCARELLI

Coalizione: Forza Italia Schieramento: Opposizione


Giuseppe STRAFACE

Coalizione: Centro Moderato per la Città Schieramento: Opposizione

Natalino CERLINO

Coalizione: Centro Moderato per la Città Schieramento: Opposizione


Vincenzo BARONE

Coalizione: Acri Nostra Schieramento: Opposizione

Luoghi da visitare:

Serra Crista

Altezza 1040 m slm

Ristoranti della zona:

Rosalbino

Cda Serra Crista di Acri (CS)

da Mirko

dal 1925 Bar - Ristorante - Pizzeria - Sala con capienza fino a 200 posti a sedere C.da Guglielmo - ACRI (CS)TEL. 0984.945318 Chiuso il Lunedì

Renegade

Cda Serra Crista di Acri (CS)

Sogno di Venere

di Salvatore ABBRUZZESE C/da Giamberga-Acri (Sila greca) per prenot. tel. 3392671379

INFORMATICA

Informatic

di Paola GAROFALO

Via Lungostrada n.226 San Giacomo d'Acri Tel. 0984952834

Palestre

Arcobaleno CER

Sito: http://xoomer.alice.it/palestraval

VENDITA AUTO

AUTOFAGA di ALGIERI Fausto

Vendita auto plurimarche Soccorso stradale 24h su 24h Ctr. Chimento, 443 - Acri (CS) Tel. Ab: 0984.945266 - Tel Uff. 0984.658577 Info: 338.7464808 - 338.8633952

Strumenti personali
Editoriali
terra di Santi
Giochi